Sindrome di Ménière
La sindrome di Ménière, conosciuta anche come malattia di Ménière, è una delle cause più note di vertigine ricorrente. Si manifesta con crisi improvvise che possono essere molto invalidanti, ma che oggi si possono gestire in modo efficace con la terapia e con qualche accorgimento nello stile di vita.
Che cos'è la sindrome di Ménière
Si tratta di un disturbo cronico dell'orecchio interno caratterizzato dalla comparsa di crisi ricorrenti in cui compaiono insieme quattro elementi: vertigine rotatoria, calo dell'udito, acufene (ronzii o fischi) e senso di pienezza dell'orecchio. È questa combinazione a distinguerla dalle altre forme di vertigine.
Le crisi insorgono all'improvviso e durano tipicamente da venti minuti ad alcune ore; sono spesso accompagnate da nausea e vomito e costringono la persona a sdraiarsi e a restare immobile. Fra un attacco e l'altro i disturbi possono scomparire quasi del tutto, ma con il passare degli anni l'ipoacusia, inizialmente fluttuante, tende a stabilizzarsi e l'acufene a diventare permanente. Nella maggioranza dei casi è interessato un solo orecchio, ma in una parte dei pazienti la malattia diventa bilaterale nel tempo.
La frequenza delle crisi è molto variabile: alcune persone hanno più episodi in una settimana, altre un solo attacco all'anno. Stress, stanchezza, alimentazione ricca di sale, alcol, caffeina e alcune fasi del ciclo ormonale sono riferiti da molti pazienti come fattori scatenanti.
Quali sono le cause della sindrome di Ménière
Il meccanismo ritenuto responsabile dei sintomi è l'idrope endolinfatica: un aumento della quantità e della pressione dell'endolinfa, il liquido contenuto nel labirinto membranoso. L'eccesso di pressione altera il funzionamento delle strutture dell'equilibrio e dell'udito e provoca la crisi.
Perché l'idrope si formi non è ancora del tutto chiaro. Fra le ipotesi più accreditate ci sono un difetto di riassorbimento dell'endolinfa nel sacco endolinfatico, una predisposizione genetica, meccanismi autoimmuni, pregresse infezioni virali dell'orecchio interno, allergie e alterazioni della microcircolazione. È documentata anche una stretta relazione con l'emicrania: molte persone con sindrome di Ménière sono emicraniche, e la diagnosi differenziale con l'emicrania vestibolare non è sempre immediata.
Sindrome di Ménière: quali sono i sintomi?
I sintomi compaiono in modo improvviso, spesso preceduti da un senso di orecchio ovattato che funge da campanello d'allarme. Ecco i principali segnali con cui si riconosce la sindrome di Ménière.
- Vertigine rotatoria intensa: è il sintomo più invalidante, insorge bruscamente e obbliga a sdraiarsi.
- Nausea e vomito, spesso associati a sudorazione e pallore.
- Riduzione dell'udito dal lato interessato, inizialmente sulle frequenze gravi e di tipo fluttuante.
- Acufene, cioè ronzio o fischio nell'orecchio, che tende ad accentuarsi prima della crisi.
- Senso di pressione o di pienezza all'interno dell'orecchio.
- Instabilità e stanchezza intensa nelle ore successive all'attacco.
- In una minoranza di casi possono comparire mal di testa e disturbi addominali.
Fattori di rischio
La sindrome può manifestarsi a qualsiasi età, ma è più frequente fra i 40 e i 60 anni. Sono considerati più esposti chi ha familiari affetti dallo stesso disturbo, chi soffre di malattie autoimmuni, di emicrania o di allergie, e chi ha avuto in passato infezioni virali dell'orecchio interno.
Come si arriva alla diagnosi
Non esiste un singolo esame che confermi la malattia: la diagnosi è clinica e si basa su criteri precisi, che l'otorinolaringoiatra verifica raccogliendo la storia delle crisi. Servono almeno due episodi di vertigine della durata compresa fra venti minuti e dodici ore, un calo dell'udito sulle frequenze gravi documentato all'esame audiometrico in almeno un'occasione, e la presenza di acufene o senso di pienezza auricolare dallo stesso lato.
Gli accertamenti servono soprattutto a escludere altre cause di vertigine, come la labirintite, la vertigine parossistica posizionale benigna o problemi neurologici: per questo possono essere richiesti esami vestibolari strumentali e una risonanza magnetica. Un controllo audiometrico periodico è utile anche per seguire l'evoluzione dell'ipoacusia nel tempo.
Cura e rimedi per la sindrome di Ménière
Non esiste una terapia risolutiva, ma esistono strumenti efficaci per ridurre la frequenza e l'intensità delle crisi e per proteggere l'udito. L'impostazione della cura spetta sempre allo specialista, che sceglie l'approccio in base alla gravità e alla risposta individuale.
- Durante la crisi acuta il medico può prescrivere per pochi giorni farmaci antivertiginosi e antiemetici, utili a controllare vertigine, nausea e vomito. Non vanno assunti a lungo termine, perché rallentano il compenso vestibolare.
- Nella terapia di fondo si utilizzano comunemente betaistina e, in casi selezionati, diuretici, con l'obiettivo di ridurre la pressione dei liquidi nell'orecchio interno.
- Una dieta povera di sale, distribuita in modo regolare nell'arco della giornata, insieme a una buona idratazione, è una delle misure più utili e alla portata di tutti.
- È consigliato ridurre caffeina, alcol e fumo, che molti pazienti riferiscono come fattori scatenanti.
- Nelle forme resistenti si possono valutare le iniezioni intratimpaniche di corticosteroide o, quando l'udito è già compromesso, di gentamicina, che riduce selettivamente la funzione vestibolare del lato malato.
- La riabilitazione vestibolare aiuta a recuperare l'equilibrio fra una crisi e l'altra e a ridurre l'instabilità residua.
- La terapia cognitivo-comportamentale è utile per gestire l'ansia anticipatoria, che nella Ménière è frequente e peggiora la qualità della vita.
- Le protesi acustiche sono indicate quando la perdita uditiva diventa stabile; la chirurgia è riservata ai casi gravi e non responsivi.
È possibile prevenire la sindrome di Ménière?
Poiché le cause non sono note con precisione, non esiste una prevenzione primaria. Si può però agire sui fattori che scatenano le crisi: limitare il sale e la caffeina, evitare gli alcolici, mantenere ritmi di sonno regolari, gestire lo stress, praticare attività fisica moderata e costante. Molti pazienti trovano utile tenere un diario delle crisi, annotando alimentazione, sonno ed eventi stressanti: aiuta a individuare i propri fattori scatenanti e a discuterne con lo specialista. Alla comparsa dei primi sintomi è comunque importante rivolgersi al medico senza attendere, per impostare la terapia e proteggere l'udito.
Le informazioni contenute in questa guida hanno finalità divulgativa e non sostituiscono il parere del medico. Per la diagnosi e la terapia rivolgiti al tuo medico curante o a uno specialista.
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