LIQUIRIZIA PER DIABETICI
11 mag. (Barbara LG Sordi)
di Barbara LG Sordi- La liquirizia, è una radice estremamente popolare tra chi cerca di smettere di fumare o chi invece soffre di pressione bassa, e tra poco lo diventerà anche tra chi è diabetico. Una recente scoperta, fatta a Berlino dal team del Max Plank Institute for Molecular Genetics, ha mostrato come possa significativamente ridurre la concentrazione di glucosio nel sangue, arrestando e addirittura regredendo una delle forme più temute di questa malattia, il diabete di tipo 2. Legato al sovrappeso le cure non sono ancora in grado di bloccare la degenerazione fisiologica a cui la malattia può portare, perché rende insensibili all'insulina. A essere efficace è una sostanza contenuta nelle radici di questa pianta, la amorfrutins, nome inventato dal team di ricercatori che lo hanno ricavato da quello dell'Amorfa fruticosa, altra pianta i cui frutti ne contengono tracce. La amorfrutins agisce riducendo i livelli di glucosio e le infiammazioni da diabete, oltre che prevenire eccesso di lipidi nel fegato. La sostanza si lega ad un recettore nucleare PPRAgamma, che ha un ruolo fondamentale nel metabolismo di glucosio e grassi: attiva infatti molti geni preposti alla riduzione di entrambe le sostanze nel nostro sangue. Abbassando i livelli di glucosio si abbassa anche la resistenza all'insulina, che come si è detto è uno dei problemi fondamentali legati alla gravità di questo tipo di diabete. Esistono già medicinali in grado di attivare questo recettore, ma non hanno una azione così selettiva come quella dell'amorfrutins e finiscono col provocare aumento di peso e problemi cardiovascolari e al fegato. Le ricerche sono state effettuate su topi da laboratorio e si spera di poterle iniziare molto presto sugli esseri umani, anche perché alcune cure per il diabete di tipo 2, come l'Avandia, sono già state ritirate da anni da noi oltre che dagli Usa, perché hanno provocato episodi di infarto e ictus. Alcuni medici hanno dimostrato perplessità, non tanto sull'efficacia di questa sostanza quanto sulla quantità necessaria per l'essere umano, troppa rispetto a quella che si può estrarre da un bastoncino di liquirizia. I ricercatori tedeschi stanno già vagliando l'opportunità di estrarla anche dall'Amorpha fruticosa. Non è una novità usare piante nella cura del diabete, già in passato alcuni medici, basandosi sulla medicina indiana Ayurvedica, avevano riconosciuto i potenziali effetti di alcune radici o fiori (come curcuma, ginseng o cumino); però solo sul diabete mellito o di tipo 1, detto comunemente giovanile (al contrario del tipo 2 che spesso si indica come senile) perché si sviluppa molto presto e non dipende necessariamente da abitudini alimentari o sovrappeso, ma solo da un deficit genetico. |
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