Dieta e societa: come la cultura decide cosa mangiamo

Oltre ai fattori strettamente legati alle condizioni personali del singolo individuo, che abbiamo visto nella pagina su dieta e stile di vita, anche altri fattori peculiari possono giocare un ruolo fondamentale nelle abitudini a tavola. Sono i fattori collettivi: la cultura, la religione, il luogo in cui si vive, la famiglia di origine e i modelli estetici del proprio tempo.

Religioni, tabù e scelte etiche

Tra questi fattori meritano di essere ricordati alcuni tabù alimentari in voga presso certe popolazioni (gli indiani, per esempio, non mangiano carne bovina), presso i credenti di alcune religioni (è proibito il consumo di carne di maiale per ebrei e musulmani) o legati a semplici filosofie di vita, come nel caso dei vegetariani, che escludono i cibi a base di carne o, nei casi più rigorosi, anche il pesce e tutti i prodotti di origine animale, quali uova e latticini.

Si tratta di scelte del tutto legittime e, se ben impostate, compatibili con una buona salute. Occorre però tenerne conto sul piano nutrizionale: chi esclude la carne deve garantirsi un apporto sufficiente di proteine attraverso legumi, uova, latticini o pesce, e chi adotta un regime vegano deve integrare la vitamina B12, che negli alimenti vegetali non è presente in forma utilizzabile. Sono valutazioni da fare con il medico o con un nutrizionista, soprattutto nei bambini, in gravidanza e negli anziani.

Dove si vive: il caso dello iodio

È stato provato che certe popolazioni, le quali si trovano in aree geografiche isolate e lontane dal mare, consumano quantità talmente basse di pesce e prodotti ittici da contrarre con frequenza preoccupanti malattie derivanti da deficit di iodio, in particolare l'ingrossamento della tiroide noto come gozzo. Il fenomeno ha riguardato a lungo anche diverse zone montane italiane.

La carenza di questo minerale può essere superata tramite specifici integratori alimentari oppure, molto più semplicemente, con l'uso quotidiano del sale iodato come condimento delle pietanze: è una misura di sanità pubblica tra le più efficaci e meno costose mai adottate. Resta valida la raccomandazione generale di usare poco sale, iodato o meno. Altre informazioni sui minerali indispensabili si trovano nella pagina dedicata ai sali minerali.

La famiglia, gli amici e i luoghi comuni

Influiscono sulle scelte alimentari, inoltre, anche le abitudini seguite nel proprio nucleo familiare fin dalla tenera età, nonché i consigli ricevuti da amici e congiunti. In proposito è bene precisare che, a volte, si tratta di vere e proprie perle di saggezza popolare; altre volte, però, sono luoghi comuni del tutto privi di fondamento scientifico. L'esempio più celebre riguarda gli spinaci: soprattutto se bolliti o comunque non consumati freschi e crudi, apportano una quantità di ferro assai più limitata di quanto la tradizione voglia far credere, e per di più in una forma che l'organismo assorbe con difficoltà.

Lo stesso vale per altre convinzioni diffuse: che il pane faccia ingrassare più della pasta, che la frutta dopo i pasti sia dannosa, che bere durante il pasto gonfi. Sono affermazioni senza basi solide, che però orientano davvero il comportamento di molte persone. Le abitudini familiari restano in ogni caso il fattore più potente in assoluto: i gusti si formano nei primi anni di vita, ed è lì che si costruisce, nel bene e nel male, il rapporto con il cibo.

I canoni estetici e il significato di "mettersi a dieta"

Un fattore molto importante è infine rappresentato dai canoni estetici presi come modelli di riferimento in un dato contesto sociale e in un certo periodo storico. Basti pensare che in Italia, durante le carestie legate ai periodi bellici e post-bellici, quando il cibo era scarso, avere delle riserve di grasso era garanzia di maggiori possibilità di sopravvivenza. In vari Paesi orientali, d'altro canto, ancora oggi la donna con evidenti chili in eccesso è reputata di maggiore valore.

Nell'attuale contesto socio-economico italiano, il regime dietetico (e più in generale lo stile di vita) che la maggioranza della popolazione tenta di seguire, anche se non tutti ci riescono con costanza ed efficacia, è quello in grado di garantire una forma fisica atletica e un corpo piuttosto magro. Questa considerazione è avvalorata dalla constatazione che, nel gergo comune, l'espressione "mettersi a dieta" significa ormai seguire un regime alimentare ipocalorico, cioè finalizzato alla perdita di peso.

Vale la pena ricordare che il modello estetico e il criterio di salute non coincidono. Il punto di riferimento sensato non è l'immagine proposta dalla pubblicità, ma il proprio peso ideale valutato su basi oggettive. Quando la pressione dei modelli estetici diventa eccessiva, soprattutto negli adolescenti, può contribuire allo sviluppo di veri e propri disturbi dell'alimentazione, che richiedono un aiuto specialistico e non un semplice cambio di menù.

Le informazioni contenute in questa guida hanno finalità divulgativa e non sostituiscono il parere del medico. Per un piano alimentare personalizzato rivolgiti al tuo medico curante o a un nutrizionista.
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