I fattori di rischio cardiovascolare oltre al colesterolo

Oltre all'indice di rischio di cui si è appena detto, la ricerca ha individuato una serie di fattori di rischio legati all'insorgenza delle patologie cardiocircolatorie. Sono stati riconosciuti sulla base di studi che non hanno considerato il rapporto di causalità diretta, dato che l'esatto meccanismo di genesi di molte malattie dell'apparato circolatorio non è ancora chiarito in ogni dettaglio, bensì, più semplicemente, la maggiore frequenza con cui questi elementi ricorrono in chi si ammala.

Che cosa significa "fattore di rischio"

Un fattore di rischio non è una causa e non è una diagnosi: è una caratteristica che rende statisticamente più probabile un certo evento. Averne uno non significa che ci si ammalerà, non averne significa soltanto partire da una probabilità più bassa. È una differenza importante da tenere presente, perché evita sia gli allarmismi sia le false sicurezze.

Il valore pratico di questo approccio è enorme: se non si può ancora spiegare fino in fondo perché si formi una placca, si può però intervenire sulle condizioni che ne accompagnano la comparsa. La maggior parte di esse, per fortuna, è modificabile.

I fattori che aumentano il rischio

Determinano un innalzamento della probabilità di andare incontro a una delle patologie di cui si tratta, per esempio l'infarto del miocardio o l'ictus, non soltanto malattie come il diabete e l'ipertensione arteriosa, ma anche cattive abitudini come il fumo e una vita sedentaria, nonché, secondo numerose indagini, l'obesità e perfino un peso corporeo semplicemente eccessivo. In sintesi:
  • fumo di sigaretta: danneggia direttamente la parete dei vasi, riduce il colesterolo HDL e favorisce la formazione di coaguli. È il fattore che dà i benefici più rapidi quando viene eliminato;
  • ipertensione arteriosa: la pressione elevata sollecita meccanicamente le arterie e ne accelera l'usura, senza dare alcun sintomo per anni;
  • diabete: modifica profondamente il metabolismo dei grassi e moltiplica l'effetto degli altri fattori;
  • sovrappeso e obesità, in particolare l'adiposità addominale, che si accompagna spesso a trigliceridi alti e HDL basso;
  • sedentarietà: la mancanza di attività fisica regolare peggiora peso, pressione, glicemia e assetto dei grassi tutti insieme;
  • età, sesso maschile e familiarità per eventi cardiovascolari precoci: non si possono modificare, ma vanno considerati nel calcolo complessivo.
Su questi ultimi non si può agire; su tutti gli altri sì, e proprio per questo il medico li valuta insieme.

La proteina C reattiva e gli indicatori allo studio

Sono in corso da tempo ricerche dirette a chiarire se abbiano un ruolo determinante anche i livelli sanguigni di una speciale proteina, detta proteina C reattiva, che aumenta in presenza di infiammazione. L'ipotesi è coerente con quanto si è capito sull'aterosclerosi, che è a tutti gli effetti un processo infiammatorio della parete arteriosa.

Il dosaggio ad alta sensibilità di questa proteina aggiunge in effetti qualche informazione in casi selezionati, ma non è entrato nell'uso corrente e non sostituisce la valutazione dei fattori classici. Lo stesso vale per altri parametri allo studio, come la lipoproteina(a): sono strumenti che il medico può richiedere in situazioni particolari, non esami da fare di propria iniziativa.

Perché i fattori di rischio si sommano

L'aspetto più importante è che questi elementi non si limitano ad aggiungersi l'uno all'altro: si potenziano a vicenda. Un colesterolo LDL moderatamente alto in una persona giovane, normopeso e non fumatrice ha un peso ben diverso dallo stesso valore in un fumatore iperteso e diabetico. È questa la ragione per cui, davanti a un referto, la domanda giusta non è "quanto ho di colesterolo" ma "qual è il mio rischio complessivo".

La buona notizia è che le contromisure sono in larga parte comuni a tutti i fattori modificabili: smettere di fumare, praticare una attività fisica regolare, riportare il peso entro valori corretti, tenere sotto controllo pressione e glicemia e curare l'alimentazione, come indicato nella pagina dedicata alla dieta e il colesterolo. Un unico cambiamento di abitudini agisce contemporaneamente su più fronti, ed è il motivo per cui vale la pena farlo anche quando i valori non sono ancora allarmanti.

Le informazioni contenute in questa guida hanno finalità divulgativa e non sostituiscono il parere del medico. Per un piano alimentare personalizzato rivolgiti al tuo medico curante o a un nutrizionista.

Le altre pagine di questa serie:
Che cos'è il colesterolo  ·  Le funzioni del colesterolo  ·  Ipercolesterolemia  ·  I tipi di colesterolo: LDL, HDL e VLDL  ·  L'indice di rischio  ·  I fattori di rischio
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