Vantaggi della dieta mediterranea: cosa dicono gli studi

A fronte dell'antichità delle tradizioni alimentari che contraddistinguono la dieta mediterranea, gli studi che ne hanno fatto emergere non solo le note distintive ma anche i risultati positivi sono relativamente recenti, e hanno preso il via al di fuori dei Paesi che ne sono la culla. È utile sapere che cosa hanno effettivamente mostrato, perché intorno a questo modello alimentare si è accumulato negli anni un entusiasmo che non sempre è sostenuto dai dati.

Ancel Keys e lo studio dei sette Paesi

La prima ricerca che ha condotto in modo sistematico indagini comparative fra popolazioni di varie aree del mondo è quella avviata alla fine degli anni Cinquanta del secolo scorso da un gruppo di studiosi guidati dal fisiologo americano Ancel Keys, autore del volume divulgativo tradotto in italiano come Mangiar bene per vivere meglio. Keys mise a confronto le abitudini alimentari e la salute cardiovascolare di popolazioni di sette Paesi, dagli Stati Uniti alla Finlandia, dal Giappone all'Italia e alla Grecia.

Senza scendere nei dettagli delle scoperte dell'équipe americana, basti ricordare che uno dei risultati più sorprendenti fu la mortalità nettamente più bassa per patologie cardiocircolatorie riscontrata nelle popolazioni dell'area mediterranea, in particolare a Creta e nel Sud Italia, rispetto a quelle del Nord Europa e degli Stati Uniti. Furono quelle osservazioni a far nascere l'espressione stessa di "dieta mediterranea". Vale la pena precisare che si trattava di studi osservazionali: mostravano un'associazione forte, non ancora una prova di causa ed effetto.

Le conferme degli studi successivi

La buona posizione dell'Italia e degli altri Stati bagnati dal Mediterraneo è stata confermata da ricerche successive. Fra le più citate c'è lo studio pubblicato nel 2003 sul New England Journal of Medicine da Trichopoulou e collaboratori, intitolato Adherence to a Mediterranean diet and survival in a Greek population, che su decine di migliaia di adulti greci trovò una mortalità complessiva più bassa in chi aderiva più strettamente a questo modello. Un ampio studio spagnolo pubblicato per la prima volta nel 2013 ha poi osservato, in persone ad alto rischio cardiovascolare, una riduzione degli eventi cardiaci e cerebrali maggiori nei gruppi che seguivano una dieta mediterranea arricchita di olio extravergine di oliva o di frutta secca a guscio.

Questi vantaggi vengono collegati soprattutto a un maggiore consumo di carni bianche rispetto a quelle rosse, alla preferenza per le pietanze a base di cereali (pane, pasta, riso), legumi, ortaggi e altri cibi di origine vegetale, condite con olio di oliva piuttosto che con burro, lardo o strutto, oltre che ad altre abitudini e stili di vita tipici dell'area mediterranea.

Su che cosa le prove sono più solide

Riassumendo, gli effetti meglio documentati sono:

  • una riduzione del rischio cardiovascolare, cioè di infarto e ictus, che è l'ambito in cui i dati sono più numerosi e concordi;
  • un effetto favorevole sui componenti della sindrome metabolica: pressione arteriosa, glicemia, trigliceridi, girovita e colesterolo;
  • una minore incidenza di diabete di tipo 2 in chi vi aderisce con costanza;
  • una mortalità complessiva più bassa, cioè un contributo alla longevità, negli studi di popolazione.
Su altri fronti la ricerca è promettente ma meno conclusiva. La dieta mediterranea è stata associata a un'incidenza minore di alcuni tipi di tumore e a un rischio inferiore di declino cognitivo e di disturbi dell'umore, ma qui le prove sono più deboli e in buona parte osservative: sono indizi interessanti, non certezze.

Vitamine, sali minerali e radicali liberi

Al notevole apporto di vitamine e sali minerali assicurato da frutta, verdura, legumi e olio di oliva si deve un buon effetto antiossidante: si contrasta cioè l'azione dei radicali liberi, i residui reattivi dei processi metabolici, cioè dei meccanismi con cui le cellule producono energia. È un meccanismo plausibile e ben studiato, che però non va enfatizzato oltre misura: l'effetto protettivo sembra dipendere dall'insieme del modello alimentare più che da un singolo nutriente miracoloso, ed è questa la ragione per cui gli integratori antiossidanti non hanno mai dato gli stessi risultati del cibo vero.

Un modello utile, non una panacea

Altre indagini hanno a lungo celebrato il nostro Paese come uno di quelli in cui si vive più a lungo: oggi l'aspettativa di vita alla nascita in Italia si aggira intorno agli 81 anni per gli uomini e agli 85 per le donne, fra le più alte al mondo, a fronte dei ben noti problemi di obesità degli Stati Uniti e di altri Stati che non seguono il regime tipico dei Paesi bagnati da quello che i Romani chiamavano Mare Nostrum.

Resta però un dato di realtà: la longevità dipende anche da genetica, sanità pubblica, reddito e ambiente, e negli ultimi decenni l'aderenza reale alla dieta mediterranea è calata proprio nei Paesi che l'hanno inventata, mentre il sovrappeso infantile in Italia è fra i più alti d'Europa. Mangiare all'italiana, insomma, non basta a garantire salute se le porzioni crescono e il movimento sparisce.

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Le informazioni contenute in questa guida hanno finalità divulgativa e non sostituiscono il parere del medico. Per un piano alimentare personalizzato rivolgiti al tuo medico curante o a un nutrizionista.

Le altre pagine di questa serie:
Che cos'è la dieta mediterranea  ·  I vantaggi documentati  ·  Le difficoltà dei tempi moderni  ·  Patrimonio UNESCO  ·  Le regole d'oro nella scelta dei cibi  ·  L'olio d'oliva  ·  Il vino  ·  Una vita attiva
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