Chi si ammala di anoressia nervosa

Una delle domande che ricorrono più spesso, in famiglia e fra gli amici, è "perché proprio lei?" oppure "perché proprio lui?". La risposta onesta è che non esiste un identikit di chi si ammala di anoressia nervosa: la ricerca ha però individuato alcuni tratti e alcune condizioni che, statisticamente, si ritrovano più spesso. Sapere quali sono aiuta a riconoscere prima il problema, a patto di ricordare che si tratta di fattori di rischio e non di colpe, e che averli non significa affatto che ci si ammalerà.

Perfezionismo e bisogno di controllo

Il profilo che i clinici incontrano con più frequenza è quello di una persona che si impone traguardi molto alti e sacrifici notevoli per raggiungerli: prima a scuola o nel lavoro, poi nello sport, negli hobby, perfino nella vita affettiva. Spesso, grazie alla tenacia e all'intelligenza che caratterizzano queste persone, i risultati arrivano davvero, e questo rende ancora più difficile immaginare che qualcosa non vada.

Sotto quell'apparente sicurezza convivono però quasi sempre un'autostima fragile e un'autocritica severissima, che nessun risultato riesce a placare. Il perfezionismo, la tendenza a rimuginare, l'ansia, la difficoltà a tollerare l'incertezza e un forte bisogno di regole sono i tratti che la letteratura scientifica associa più costantemente al rischio di anoressia nervosa. Sono caratteristiche presenti in molte persone che non si ammalano mai: diventano un problema solo quando si combinano con una predisposizione biologica e con circostanze di vita difficili, come vedremo nella pagina sulle cause dell'anoressia.

Quando il controllo si sposta sul cibo

In una fase della vita in cui molte cose sfuggono di mano, l'alimentazione può diventare l'unico terreno che sembra ancora governabile. È qui che il disturbo si insinua: la persona comincia a gestire il proprio modo di mangiare in base a regole rigidissime che si è imposta da sola, invece che in base ai segnali naturali di fame e sazietà. Le regole si moltiplicano, diventano sempre più severe, e rispettarle dà una sensazione momentanea di padronanza e di valore personale.

È un'illusione, e crudele: la fame non scompare, anzi nelle fasi iniziali è assillante, e il senso di controllo si paga con la perdita progressiva delle energie fisiche e mentali necessarie ad affrontare la vita. Con il passare delle settimane, poi, la denutrizione modifica il funzionamento stesso del cervello, riducendo la capacità di ragionare con flessibilità e rendendo il pensiero sempre più rigido e concentrato sul cibo. A quel punto non è più la persona a controllare la malattia, ma la malattia a controllare la persona: è la ragione per cui non ha alcun senso chiedere a chi ne soffre di "farsi forza" o di "smettere quando vuole".

Non solo ragazze adolescenti

Per anni si è scritto e detto che l'anoressia fosse una malattia di ragazze fra i quattordici e i diciotto anni, tanto che in molti testi si parla ancora, per comodità, di "anoressiche" al femminile. L'adolescenza resta effettivamente l'età di esordio più frequente, ma il quadro è più ampio:

  • i maschi rappresentano una quota tutt'altro che marginale dei casi, quasi certamente sottostimata perché in loro il disturbo viene riconosciuto più tardi e più raramente;
  • i bambini e i preadolescenti, anche di dieci o undici anni, sono coinvolti sempre più spesso;
  • gli adulti, comprese persone intorno ai quarant'anni o più, possono ammalarsi per la prima volta, talvolta dopo un evento doloroso come una separazione o un lutto;
  • chi pratica sport in cui il peso o l'aspetto contano molto, dalla danza alle discipline con categorie di peso, è esposto a una pressione aggiuntiva.

Un'altra idea da lasciar cadere è che il disturbo si riconosca dall'aspetto. Nelle fasi iniziali, e in alcune forme anche a lungo, la persona può avere un aspetto del tutto ordinario: la gravità di un disturbo alimentare non si misura a occhio.

Che cosa l'anoressia non è

Vale la pena dirlo con chiarezza, perché sono convinzioni ancora molto diffuse e profondamente ingiuste. L'anoressia nervosa non è vanità, non è il desiderio di somigliare a una modella spinto un po' troppo in là. Non è un capriccio e non è un modo per attirare l'attenzione: al contrario, chi ne soffre fa il possibile per nascondere ciò che gli sta accadendo, spesso anche a se stesso. Non è una scelta e non dipende dalla forza di volontà, in nessuna delle due direzioni. E non è colpa dei genitori: le famiglie non causano i disturbi alimentari, e anzi rappresentano una delle risorse più preziose nel percorso di cura.

Se riconosci qualcuno in queste righe

Che si tratti di te o di una persona a cui vuoi bene, la cosa più utile è non aspettare che la situazione diventi evidente. Parlane con il medico di famiglia o con il pediatra, che possono avviare gli accertamenti e indirizzarti a un centro specialistico per i disturbi della nutrizione e dell'alimentazione. Se hai bisogno di un primo orientamento, o semplicemente di parlarne senza dare il tuo nome, è attivo il numero verde SOS Disturbi Alimentari del Ministero della Salute, 800 180 969, gratuito e anonimo, che fornisce anche l'indirizzo dei servizi più vicini.

Continua: Come riconoscere l'anoressia »

Le informazioni contenute in questa guida hanno finalità divulgativa e non sostituiscono il parere del medico. Per una valutazione rivolgiti al tuo medico curante o a un centro specialistico per i disturbi della nutrizione e dell'alimentazione.

Le altre pagine di questa serie:
I disturbi dell'alimentazione  ·  Chi si ammala di anoressia  ·  Le cause dell'anoressia  ·  Come riconoscere l'anoressia  ·  Le terapie psicologiche  ·  I farmaci nell'anoressia  ·  La prognosi dell'anoressia  ·  La bulimia  ·  Chi si ammala di bulimia  ·  Le cause della bulimia  ·  I sintomi della bulimia  ·  Come curare la bulimia
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