Ipercolesterolemia: che cosa vuol dire colesterolo alto
Con il termine ipercolesterolemia si indica una condizione in cui la quantità di colesterolo presente nel sangue supera i valori considerati desiderabili. Non è una malattia nel senso comune del termine: non fa male, non si sente, non dà alcun disturbo. È piuttosto un dato di laboratorio che, insieme ad altri, aiuta a stimare la probabilità che una persona vada incontro nel tempo a un evento cardiovascolare.
Il motivo è semplice: quel numero mette insieme componenti che si comportano in modo opposto. Una persona può avere il colesterolo totale alto perché ha molto colesterolo HDL, quello che ripulisce le arterie, e trovarsi in una situazione favorevole; un'altra può avere un totale apparentemente tranquillo ma una quota LDL elevata e un HDL molto basso, e trovarsi in una condizione peggiore. Per comprendere queste affermazioni è necessario guardare più da vicino il modo in cui il colesterolo viaggia nel sangue: è quanto vediamo nella pagina sui diversi tipi di colesterolo.
Attenzione però a non capovolgere il messaggio: dire che il totale conta poco non significa che il colesterolo alto sia irrilevante. Un eccesso prolungato di colesterolo LDL è uno dei fattori meglio documentati nella formazione delle placche aterosclerotiche. Ciò che è sbagliato è fermarsi al primo numero del referto.
È una condizione meno rara di quanto si pensi e va sospettata quando i valori sono molto elevati fin dalla giovane età, quando non migliorano nonostante uno stile di vita corretto o quando in famiglia si sono verificati infarti e ictus in età precoce. Riconoscerla presto è importante, perché in questi casi la sola dieta non basta e il medico valuta un percorso diverso. Se in famiglia ci sono precedenti di questo tipo, vale la pena parlarne al proprio medico anche in assenza di disturbi.
L'esame di riferimento è il profilo lipidico, un semplice prelievo di sangue che riporta il colesterolo totale, il colesterolo HDL, il colesterolo LDL e i trigliceridi. Le soglie stampate sul referto sono valori di riferimento generali, non verdetti: l'obiettivo da raggiungere cambia da persona a persona e lo stabilisce il medico in base al rischio cardiovascolare complessivo, cioè tenendo conto di età, pressione, fumo, diabete e familiarità.
Quando lo stile di vita non è sufficiente, o quando il rischio di partenza è elevato, il medico valuta l'opportunità di una terapia farmacologica. Si tratta di una decisione clinica personalizzata, che non si prende sulla base di un singolo valore né, tantomeno, per iniziativa autonoma.
Continua: i diversi tipi di colesterolo »
Le informazioni contenute in questa guida hanno finalità divulgativa e non sostituiscono il parere del medico. Per un piano alimentare personalizzato rivolgiti al tuo medico curante o a un nutrizionista.
Perché il valore totale, da solo, dice poco
Da studi ormai consolidati è emerso che il valore assoluto del colesterolo totale, soprattutto se considerato isolatamente, non rappresenta di per sé un indicatore attendibile del pericolo per la salute. Va quindi archiviata la vecchia convinzione secondo cui a un colesterolo totale elevato corrisponde automaticamente e in ogni caso un aumento del rischio di ischemie, ictus, infarto e altre gravi patologie del sistema cardiocircolatorio.Il motivo è semplice: quel numero mette insieme componenti che si comportano in modo opposto. Una persona può avere il colesterolo totale alto perché ha molto colesterolo HDL, quello che ripulisce le arterie, e trovarsi in una situazione favorevole; un'altra può avere un totale apparentemente tranquillo ma una quota LDL elevata e un HDL molto basso, e trovarsi in una condizione peggiore. Per comprendere queste affermazioni è necessario guardare più da vicino il modo in cui il colesterolo viaggia nel sangue: è quanto vediamo nella pagina sui diversi tipi di colesterolo.
Attenzione però a non capovolgere il messaggio: dire che il totale conta poco non significa che il colesterolo alto sia irrilevante. Un eccesso prolungato di colesterolo LDL è uno dei fattori meglio documentati nella formazione delle placche aterosclerotiche. Ciò che è sbagliato è fermarsi al primo numero del referto.
Quando l'ipercolesterolemia dipende dalla genetica
Nella maggior parte dei casi il colesterolo alto è il risultato di più elementi che si sommano: alimentazione ricca di grassi poco favorevoli, sovrappeso, sedentarietà, età, fattori ormonali. Esiste però una forma che si trasmette in famiglia, l'ipercolesterolemia familiare, dovuta a un'alterazione genetica che rende il fegato meno capace di rimuovere il colesterolo LDL dal sangue.È una condizione meno rara di quanto si pensi e va sospettata quando i valori sono molto elevati fin dalla giovane età, quando non migliorano nonostante uno stile di vita corretto o quando in famiglia si sono verificati infarti e ictus in età precoce. Riconoscerla presto è importante, perché in questi casi la sola dieta non basta e il medico valuta un percorso diverso. Se in famiglia ci sono precedenti di questo tipo, vale la pena parlarne al proprio medico anche in assenza di disturbi.
Un disturbo che non si sente
L'ipercolesterolemia non provoca sintomi. Non dà mal di testa, non dà stanchezza, non dà dolori: è per questo che moltissime persone la scoprono per caso, con un prelievo eseguito per altri motivi, oppure, nei casi peggiori, solo dopo un evento acuto. L'unico modo per conoscerla è misurarla.L'esame di riferimento è il profilo lipidico, un semplice prelievo di sangue che riporta il colesterolo totale, il colesterolo HDL, il colesterolo LDL e i trigliceridi. Le soglie stampate sul referto sono valori di riferimento generali, non verdetti: l'obiettivo da raggiungere cambia da persona a persona e lo stabilisce il medico in base al rischio cardiovascolare complessivo, cioè tenendo conto di età, pressione, fumo, diabete e familiarità.
Che cosa si fa quando i valori sono alti
Il primo intervento riguarda sempre lo stile di vita: correzione dell'alimentazione, riduzione del peso in eccesso, attività fisica regolare, abolizione del fumo. Sono misure che agiscono contemporaneamente su più fattori di rischio e che restano utili anche quando si rende necessaria una terapia. Sull'alimentazione ci si può orientare con la pagina dedicata alla dieta e il colesterolo, mentre per il peso può essere utile il calcolo del peso ideale.Quando lo stile di vita non è sufficiente, o quando il rischio di partenza è elevato, il medico valuta l'opportunità di una terapia farmacologica. Si tratta di una decisione clinica personalizzata, che non si prende sulla base di un singolo valore né, tantomeno, per iniziativa autonoma.
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Le informazioni contenute in questa guida hanno finalità divulgativa e non sostituiscono il parere del medico. Per un piano alimentare personalizzato rivolgiti al tuo medico curante o a un nutrizionista.
Le altre pagine di questa serie:
Che cos'è il colesterolo · Le funzioni del colesterolo · Ipercolesterolemia · I tipi di colesterolo: LDL, HDL e VLDL · L'indice di rischio · I fattori di rischio
Che cos'è il colesterolo · Le funzioni del colesterolo · Ipercolesterolemia · I tipi di colesterolo: LDL, HDL e VLDL · L'indice di rischio · I fattori di rischio
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