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Come curare la bulimia

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Come curare la bulimia

Così come avviene per l’anoressia, anche per la bulimia la scelta del tipo di terapia dipende dalle cause che l’hanno provocata, dal grado di evoluzione che la malattia presenta e dalla gravità e tipologia di sintomi manifestati. Quelli appena menzionati sono dati che possono scientificamente emergere solo a seguito di un’indispensabile visita da un medico professionista, meglio se specializzato in simili problematiche. Anche nel caso dei bulimici, inoltre, è fondamentale intervenire su più fronti: alle terapie psicologiche o psichiatriche (individuali, i familiari o di gruppo), che, a seconda dei casi, possono svolgersi a livello ospedaliero, ambulatoriale o domiciliare, devono associarsi quelle di tipo nutrizionale e, in genere, quelle a base di specifici farmaci o prodotti naturali, come la Valeriana, l’Iperico e i Fiori di Bach. Le terapie nutrizionali sono assai peculiari: esse mirano a far diminuire gradualmente l’istinto a compiere le abbuffate (e le conseguenti condotte di compensazione), nonché a riacquistare il senso del gusto e il piacere di scegliere gli alimenti, senza provare vergogna per semplice fatto di alimentarsi, sentendosi, piuttosto, incoraggiata in questo faticoso cammino verso l’equilibrio e la qualità della vita, sotto tutti i profili. Dal punto di vista psicoterapeutico, merita un particolare plauso l’approccio recentemente utilizzato per i vari tipi di disturbi psicogeni dell’alimentazione: la partecipazione a uno dei numerosi gruppi di “auto-mutuo-aiuto”. Come già visto per l’anoressia, quest’ultima terapia consiste nella condivisione con gli altri dei propri stati emotivi e del proprio vissuto, grazie anche all’intervento di un soggetto terzo che svolge la delicata funzione di “moderatore” o, meglio, di “facilitatore”, considerata la tipica difficoltà dei bulimici di aprirsi al mondo esterno. I gruppi di “auto-mutuo-aiuto” si stanno diffondendo in molte città italiane e perfino la rete di internet sta implementando siti appositi, dotati di community e simili strumenti che permettono un dialogo che, proprio perché “virtuale”, talvolta è accettato dal paziente con minore disagio. In merito all’utilizzo di farmaci, solo una parte della medicina reputa utile somministrarne, soprattutto per periodi troppo prolungati; in ogni caso, spetterà allo specialista tenere conto di tutte le condizioni del caso concreto e, solitamente, saranno privilegiati gli altri tipi di terapia. Gli antidepressivi, in particolare i c.d. SSRI (inibitori selettivi del ricaptazione della serotonina) sono i farmaci che, comunque, vengono maggiormente impiegati per la cura della bulimia. L’uso di siffatte specialità sortisce spesso effetti positivi, sia per l’azione a livello psicologico che per la tendenziale riduzione della frequenza di abbuffate e condotte compensatorie. Quanto alla prognosi, molto dipende dalle cause che l’hanno scatenata, dalla tempestività con cui la patologia è stata diagnosticata e, soprattutto, dalla reale volontà di guarire. La bulimia, comunque, può essere sconfitta, anche in maniera del tutto definitiva. Così come abbiamo visto per l’anoressia, infatti, specie se la malattia inizia a essere curata precocemente e la paziente collabora con coraggio e stimoli (sia da parte di chi le sta vicino, che, soprattutto, dal proprio interno, magari anche grazie al sostegno dei cari), si può completamente uscire dal tunnel, senza riammalarsi mai più. In altri casi, invece, a fasi di miglioramento, si susseguono fasi di riacutizzarsi del disturbo, mentre, nelle situazioni più gravi, in cui la paziente rifiuta di reagire (spesso negando il problema), il decorso è inesorabile e il peggioramento ha un andamento continuo, in alcuni casi fino alla morte per denutrizione o per suicidio.
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