Colesterolo e indice di rischio: come si legge il referto
Una volta chiarito che il colesterolo viaggia su mezzi di trasporto diversi, si capiscono meglio i risultati delle ricerche degli ultimi decenni: il valore assoluto del colesterolo totale è poco indicativo, proprio perché livelli elevati di colesterolo HDL, non a caso chiamato "buono", non sono affatto un elemento negativo, ma anzi favorevole, dato che questa lipoproteina contribuisce a rimuovere il colesterolo depositato nelle temibili placche arteriose.
Il senso dell'operazione è intuitivo: invece di guardare quanto colesterolo c'è, si guarda quanta parte di esso non è controbilanciata dalla frazione che ripulisce le arterie. A parità di colesterolo totale, chi ha un HDL alto ottiene un indice più basso, e viceversa. Un esempio: un colesterolo totale di 220 con un HDL di 70 dà un indice di poco superiore a 3; lo stesso totale con un HDL di 35 dà un indice superiore a 6, cioè una situazione molto diversa a fronte dello stesso numero in prima riga.
Va aggiunto che oggi le linee guida cardiologiche danno il peso maggiore al valore del colesterolo LDL e, quando i trigliceridi sono alti, al cosiddetto colesterolo non-HDL, cioè al totale meno l'HDL. L'indice di rischio resta un modo semplice e comodo per farsi un'idea leggendo il proprio referto, ma non è il parametro su cui si decide una terapia.
È il concetto di rischio cardiovascolare globale: la probabilità di avere un evento nei prossimi anni non dipende da un parametro isolato, ma dalla combinazione di più elementi, che si sommano e spesso si moltiplicano tra loro. Contano l'età, il sesso, la pressione arteriosa, il fumo, il diabete, la familiarità per malattie cardiovascolari precoci, il peso corporeo e la sedentarietà.
Il risultato non è una previsione individuale e non va letto come una condanna né come un via libera: serve a decidere quanto essere aggressivi. A parità di colesterolo, una persona a basso rischio potrà limitarsi a correggere lo stile di vita e a ricontrollarsi nel tempo, mentre una ad alto rischio avrà obiettivi più severi. Su tutti i livelli di rischio, comunque, agiscono le stesse misure di base: non fumare, muoversi con regolarità, mantenere un peso corretto e curare l'alimentazione, come spiegato nella pagina sulla dieta e il colesterolo.
Continua: i fattori di rischio »
Le informazioni contenute in questa guida hanno finalità divulgativa e non sostituiscono il parere del medico. Per un piano alimentare personalizzato rivolgiti al tuo medico curante o a un nutrizionista.
Che cos'è l'indice di rischio
Alla registrazione acritica del colesterolo totale la medicina moderna ha sostituito la valutazione di indicatori più fini. Il più noto è l'indice di rischio, chiamato anche indice aterogeno o rapporto di Castelli, che si ottiene dividendo il valore del colesterolo totale per quello del colesterolo HDL.Il senso dell'operazione è intuitivo: invece di guardare quanto colesterolo c'è, si guarda quanta parte di esso non è controbilanciata dalla frazione che ripulisce le arterie. A parità di colesterolo totale, chi ha un HDL alto ottiene un indice più basso, e viceversa. Un esempio: un colesterolo totale di 220 con un HDL di 70 dà un indice di poco superiore a 3; lo stesso totale con un HDL di 35 dà un indice superiore a 6, cioè una situazione molto diversa a fronte dello stesso numero in prima riga.
I valori indicativi e i loro limiti
Tradizionalmente si considera tranquillizzante un indice inferiore a circa 5 nell'uomo e a circa 4,5 nella donna. Sono però valori orientativi, non confini netti tra salute e malattia: la soglia da rispettare cambia da persona a persona e la stabilisce il medico, perché chi ha già avuto un evento cardiovascolare o convive con un diabete parte da un livello di rischio del tutto diverso rispetto a un quarantenne senza altri problemi.Va aggiunto che oggi le linee guida cardiologiche danno il peso maggiore al valore del colesterolo LDL e, quando i trigliceridi sono alti, al cosiddetto colesterolo non-HDL, cioè al totale meno l'HDL. L'indice di rischio resta un modo semplice e comodo per farsi un'idea leggendo il proprio referto, ma non è il parametro su cui si decide una terapia.
Perché il colesterolo, da solo, non basta
La scienza medica, sempre negli ultimi decenni, è giunta a un'altra conclusione importante, che vale la pena tenere a mente più di ogni singolo numero: non sempre esiste una stretta correlazione tra un indice di rischio elevato e l'effettiva insorgenza di patologie cardiocircolatorie. Molte persone con valori non ottimali non svilupperanno mai un infarto; altre con valori accettabili lo avranno, perché su di loro pesano altri fattori di rischio.È il concetto di rischio cardiovascolare globale: la probabilità di avere un evento nei prossimi anni non dipende da un parametro isolato, ma dalla combinazione di più elementi, che si sommano e spesso si moltiplicano tra loro. Contano l'età, il sesso, la pressione arteriosa, il fumo, il diabete, la familiarità per malattie cardiovascolari precoci, il peso corporeo e la sedentarietà.
Come si valuta il rischio nella pratica
Per mettere insieme tutti questi elementi il medico non si affida all'impressione, ma a strumenti di stima costruiti su grandi studi di popolazione, le cosiddette carte del rischio e i punteggi che ne derivano. Inserendo pochi dati (età, sesso, pressione, colesterolo, abitudine al fumo, presenza di diabete) si ottiene una stima della probabilità di andare incontro a un evento cardiovascolare in un determinato numero di anni.Il risultato non è una previsione individuale e non va letto come una condanna né come un via libera: serve a decidere quanto essere aggressivi. A parità di colesterolo, una persona a basso rischio potrà limitarsi a correggere lo stile di vita e a ricontrollarsi nel tempo, mentre una ad alto rischio avrà obiettivi più severi. Su tutti i livelli di rischio, comunque, agiscono le stesse misure di base: non fumare, muoversi con regolarità, mantenere un peso corretto e curare l'alimentazione, come spiegato nella pagina sulla dieta e il colesterolo.
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Le informazioni contenute in questa guida hanno finalità divulgativa e non sostituiscono il parere del medico. Per un piano alimentare personalizzato rivolgiti al tuo medico curante o a un nutrizionista.
Le altre pagine di questa serie:
Che cos'è il colesterolo · Le funzioni del colesterolo · Ipercolesterolemia · I tipi di colesterolo: LDL, HDL e VLDL · L'indice di rischio · I fattori di rischio
Che cos'è il colesterolo · Le funzioni del colesterolo · Ipercolesterolemia · I tipi di colesterolo: LDL, HDL e VLDL · L'indice di rischio · I fattori di rischio
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