Colesterolo e indice di rischio: come si legge il referto

Una volta chiarito che il colesterolo viaggia su mezzi di trasporto diversi, si capiscono meglio i risultati delle ricerche degli ultimi decenni: il valore assoluto del colesterolo totale è poco indicativo, proprio perché livelli elevati di colesterolo HDL, non a caso chiamato "buono", non sono affatto un elemento negativo, ma anzi favorevole, dato che questa lipoproteina contribuisce a rimuovere il colesterolo depositato nelle temibili placche arteriose.

Che cos'è l'indice di rischio

Alla registrazione acritica del colesterolo totale la medicina moderna ha sostituito la valutazione di indicatori più fini. Il più noto è l'indice di rischio, chiamato anche indice aterogeno o rapporto di Castelli, che si ottiene dividendo il valore del colesterolo totale per quello del colesterolo HDL.

Il senso dell'operazione è intuitivo: invece di guardare quanto colesterolo c'è, si guarda quanta parte di esso non è controbilanciata dalla frazione che ripulisce le arterie. A parità di colesterolo totale, chi ha un HDL alto ottiene un indice più basso, e viceversa. Un esempio: un colesterolo totale di 220 con un HDL di 70 dà un indice di poco superiore a 3; lo stesso totale con un HDL di 35 dà un indice superiore a 6, cioè una situazione molto diversa a fronte dello stesso numero in prima riga.

I valori indicativi e i loro limiti

Tradizionalmente si considera tranquillizzante un indice inferiore a circa 5 nell'uomo e a circa 4,5 nella donna. Sono però valori orientativi, non confini netti tra salute e malattia: la soglia da rispettare cambia da persona a persona e la stabilisce il medico, perché chi ha già avuto un evento cardiovascolare o convive con un diabete parte da un livello di rischio del tutto diverso rispetto a un quarantenne senza altri problemi.

Va aggiunto che oggi le linee guida cardiologiche danno il peso maggiore al valore del colesterolo LDL e, quando i trigliceridi sono alti, al cosiddetto colesterolo non-HDL, cioè al totale meno l'HDL. L'indice di rischio resta un modo semplice e comodo per farsi un'idea leggendo il proprio referto, ma non è il parametro su cui si decide una terapia.

Perché il colesterolo, da solo, non basta

La scienza medica, sempre negli ultimi decenni, è giunta a un'altra conclusione importante, che vale la pena tenere a mente più di ogni singolo numero: non sempre esiste una stretta correlazione tra un indice di rischio elevato e l'effettiva insorgenza di patologie cardiocircolatorie. Molte persone con valori non ottimali non svilupperanno mai un infarto; altre con valori accettabili lo avranno, perché su di loro pesano altri fattori di rischio.

È il concetto di rischio cardiovascolare globale: la probabilità di avere un evento nei prossimi anni non dipende da un parametro isolato, ma dalla combinazione di più elementi, che si sommano e spesso si moltiplicano tra loro. Contano l'età, il sesso, la pressione arteriosa, il fumo, il diabete, la familiarità per malattie cardiovascolari precoci, il peso corporeo e la sedentarietà.

Come si valuta il rischio nella pratica

Per mettere insieme tutti questi elementi il medico non si affida all'impressione, ma a strumenti di stima costruiti su grandi studi di popolazione, le cosiddette carte del rischio e i punteggi che ne derivano. Inserendo pochi dati (età, sesso, pressione, colesterolo, abitudine al fumo, presenza di diabete) si ottiene una stima della probabilità di andare incontro a un evento cardiovascolare in un determinato numero di anni.

Il risultato non è una previsione individuale e non va letto come una condanna né come un via libera: serve a decidere quanto essere aggressivi. A parità di colesterolo, una persona a basso rischio potrà limitarsi a correggere lo stile di vita e a ricontrollarsi nel tempo, mentre una ad alto rischio avrà obiettivi più severi. Su tutti i livelli di rischio, comunque, agiscono le stesse misure di base: non fumare, muoversi con regolarità, mantenere un peso corretto e curare l'alimentazione, come spiegato nella pagina sulla dieta e il colesterolo.

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Le informazioni contenute in questa guida hanno finalità divulgativa e non sostituiscono il parere del medico. Per un piano alimentare personalizzato rivolgiti al tuo medico curante o a un nutrizionista.

Le altre pagine di questa serie:
Che cos'è il colesterolo  ·  Le funzioni del colesterolo  ·  Ipercolesterolemia  ·  I tipi di colesterolo: LDL, HDL e VLDL  ·  L'indice di rischio  ·  I fattori di rischio
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