I sintomi della bulimia: come riconoscerla

Per arrivare a una diagnosi attendibile di bulimia nervosa è quasi sempre necessario rivolgersi a uno specialista, in genere uno psichiatra o uno psicologo esperto di disturbi alimentari, affiancato da un medico che valuti le condizioni fisiche. La ragione principale è che chi ne soffre compie sforzi notevoli per nascondere ciò che gli accade: gli episodi avvengono di nascosto, la vita esteriore prosegue normale e il peso corporeo, nella maggior parte dei casi, resta nella norma. I segnali però ci sono, e vanno cercati soprattutto nei cambiamenti del comportamento.

Perché è tanto difficile accorgersene

Nella bulimia manca proprio l'indizio che tutti si aspettano da un disturbo alimentare, cioè il dimagrimento evidente. Chi ne soffre può avere un aspetto del tutto ordinario, continuare a lavorare o a studiare con buoni risultati e mostrarsi sereno in pubblico. La vergogna, che è essa stessa un sintomo, rende il segreto quasi impenetrabile, e non di rado passano anni prima che il disturbo emerga. Non è sfiducia verso chi sta accanto: il nascondimento fa parte della malattia.

Che cosa valuta il medico

Sul piano clinico si parla di bulimia nervosa quando gli episodi di abbuffata e i comportamenti messi in atto per compensarli si ripetono con una certa regolarità e per un periodo prolungato, indicativamente almeno una volta a settimana per tre mesi, e quando l'autostima della persona risulta dominata in modo eccessivo dal peso e dalla forma del corpo. Sono criteri che servono al medico per orientarsi: non vanno usati per autodiagnosticarsi né, tantomeno, per convincersi che un problema meno frequente non meriti attenzione. Anche le forme che non rientrano perfettamente nella definizione sono disturbi veri e vanno curate.

I segni sul corpo

Il ripetersi delle condotte compensatorie lascia tracce che un occhio attento, e soprattutto un dentista o un medico, possono riconoscere:

  • erosione dello smalto dei denti, con aumento della sensibilità al caldo e al freddo e maggiore rischio di carie: spesso è il dentista il primo professionista ad accorgersi di qualcosa;
  • gonfiore delle ghiandole salivari, in particolare delle parotidi, che possono ingrossarsi al punto da ricordare l'aspetto della parotite, la malattia comunemente chiamata "orecchioni";
  • piccole ferite o callosità sul dorso di una o di entrambe le mani;
  • mal di gola persistente, raucedine, bruciore allo stomaco e disturbi digestivi ricorrenti;
  • occhi arrossati per la rottura di piccoli capillari, gonfiore al viso, alterazioni del ciclo mestruale;
  • stanchezza sproporzionata, crampi muscolari, giramenti di testa.

Gli squilibri metabolici, il rischio da non sottovalutare

È l'aspetto meno visibile e insieme il più pericoloso. La perdita ripetuta di succo gastrico, notoriamente molto acido, può provocare crisi di alcalosi metabolica, mentre l'abuso di lassativi tende a determinare il quadro opposto, l'acidosi metabolica, insieme a gravi disfunzioni della normale attività intestinale e dell'assorbimento del cibo.

Soprattutto, questi comportamenti alterano gli equilibri dei sali minerali nel sangue, in particolare del potassio. Livelli di potassio troppo bassi possono causare debolezza intensa, crampi, alterazioni del ritmo cardiaco e, nei casi più seri, aritmie pericolose per la vita. Il punto delicato è che tutto questo può accadere anche in una persona di peso normale, che si sente relativamente bene e che quindi non pensa di doversi far visitare. Un semplice esame del sangue e un elettrocardiogramma danno informazioni preziose: sono fra i primi accertamenti che il medico richiede.

Vanno riferiti al medico senza aspettare, oltre agli squilibri già noti, i battiti irregolari, gli svenimenti, la debolezza muscolare marcata, il vomito con sangue, il dolore toracico.

I segnali nel comportamento

Sono spesso i più utili per chi sta accanto alla persona: la tendenza a sparire subito dopo i pasti, l'evitamento sistematico delle occasioni in cui si mangia in compagnia, un'attenzione ossessiva al peso e all'aspetto fisico accompagnata da un giudizio durissimo su di sé, l'oscillazione fra periodi di alimentazione molto rigida e periodi in cui le regole saltano, gli sbalzi d'umore, il ritiro sociale, la comparsa di ansia o di sintomi depressivi. Anche la scomparsa insolita di scorte alimentari dalla dispensa, o la presenza di confezioni di prodotti dimagranti o lassativi, sono elementi che meritano attenzione.

Se noti questi segnali in una persona cara, evita i commenti sul peso, sull'aspetto o su quanto mangia, anche quelli pensati per rassicurare. Funziona molto meglio dire che ti sei accorto che sta soffrendo, che non la stai giudicando e che sei disposto ad accompagnarla dal medico.

Dove chiedere aiuto

Il riferimento iniziale è il medico di famiglia, che può prescrivere i primi esami e indirizzare a un centro specialistico per i disturbi della nutrizione e dell'alimentazione. Per un primo orientamento, anche senza dare il proprio nome, è disponibile il numero verde SOS Disturbi Alimentari del Ministero della Salute, 800 180 969, gratuito e anonimo, che indica anche i servizi attivi nella tua zona. Non serve essere sicuri di avere un disturbo per chiamare.

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Le informazioni contenute in questa guida hanno finalità divulgativa e non sostituiscono il parere del medico. Per una valutazione rivolgiti al tuo medico curante o a un centro specialistico per i disturbi della nutrizione e dell'alimentazione.

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