Come riconoscere l'anoressia: i segnali d'allarme

Riconoscere per tempo un'anoressia nervosa è difficile, e non per distrazione di chi sta intorno. Chi si ammala tende a nascondere il proprio malessere a chiunque, a volte anche a se stesso, e continua a mostrarsi efficiente, dinamico e risoluto proprio mentre la malattia avanza. È per questo che la diagnosi arriva spesso tardi. I segnali però esistono, e imparare a leggerli - dal punto di vista di chi osserva, non da quello di chi si ammala - è il modo più concreto per accorciare i tempi.

Perché la diagnosi arriva quasi sempre in ritardo

Nelle prime fasi il disturbo può somigliare a qualcosa di socialmente approvato: una maggiore attenzione alla salute, un'alimentazione "più sana", più attività fisica. Spesso arrivano complimenti, e i complimenti rinforzano il comportamento. Nel frattempo la persona minimizza, giustifica, sposta l'attenzione altrove, magari aumentando i risultati che ottiene a scuola o nel lavoro.

Va aggiunto che, quando la denutrizione si instaura, la capacità di rendersi conto della propria condizione si riduce davvero: non è ostinazione né malafede, è un effetto della malattia sul cervello. Per questo, di fronte a un sospetto, non ha senso aspettare che sia la persona interessata a chiedere aiuto per prima.

Il peso: quello che conta e quello che non conta

Il dato di partenza che il medico valuta è lo stato nutrizionale, cioè quanto l'organismo si sia allontanato dalla condizione che gli permette di funzionare bene. Non esiste però una soglia magica di peso o di indice di massa corporea sotto la quale si è malati e sopra la quale si sta bene: la diagnosi è clinica, tiene conto del quadro complessivo e si può fare a qualunque peso corporeo, anche normale o superiore alla norma. Quello che allarma non è un numero, ma la rapidità e la progressività di un calo, oppure - nei bambini e negli adolescenti - il fatto che la crescita in peso e in altezza si sia fermata rispetto a quanto ci si aspetterebbe.

Prima di attribuire un dimagrimento a un disturbo alimentare, il medico esclude naturalmente altre cause: una malattia in corso o superata di recente, per esempio una broncopolmonite o una mononucleosi, un trattamento aggressivo come la chemioterapia, una malattia intestinale, oppure una costituzione magra presente da sempre in famiglia. La valutazione richiede un professionista, e per questo non ha alcuna utilità pesare o misurare la persona in casa: aumenta soltanto la sua ansia.

I segnali nel rapporto con il cibo e con il corpo

Sono spesso i primi a comparire e i più visibili a chi vive accanto alla persona:

  • paura intensa di ingrassare, che non diminuisce anche quando il dimagrimento è ormai evidente a tutti, e negazione decisa del problema di fronte a chi lo solleva;
  • regole alimentari sempre più numerose e rigide, con un elenco crescente di alimenti considerati inaccettabili;
  • tendenza a mangiare da soli, a saltare i pasti in comune, a inventare scuse per non sedersi a tavola con gli altri;
  • interesse quasi ossessivo per ricette, calorie, etichette e alimentazione altrui, che convive con il rifiuto di mangiare;
  • controlli ripetuti del proprio aspetto: pesarsi più volte, misurarsi, osservare allo specchio le parti del corpo che si giudicano più critiche, di solito addome, glutei e cosce;
  • attività fisica intensa e non negoziabile, praticata anche quando si è stanchi, malati o feriti, e vissuta con angoscia se salta;
  • percezione distorta del proprio corpo, che viene descritto in modo che non corrisponde a ciò che vedono gli altri.

I segnali fisici

Il corpo denutrito manda messaggi piuttosto riconoscibili. Uno dei più importanti nelle ragazze è l'interruzione del ciclo mestruale: un'amenorrea che si protragga per più di tre mesi è un campanello d'allarme da non ignorare, anche perché mette in gioco la salute delle ossa e la fertilità. Frequenti sono poi l'intolleranza al freddo, con mani e piedi sempre gelati, la stanchezza sproporzionata, la difficoltà di concentrazione, i capelli che si assottigliano e cadono, le unghie fragili, la pelle secca, la stitichezza e i dolori addominali, i giramenti di testa, il rallentamento del battito cardiaco e la pressione bassa.

La cute può assumere una colorazione giallastra, legata all'accumulo di caroteni, e nelle fasi più avanzate compare a volte una lanugine sottile lungo il tronco e le braccia, un tentativo dell'organismo di trattenere il calore ora che il grasso corporeo, che serve anche da isolante, è quasi scomparso. Sbalzi improvvisi di umore e di energia completano il quadro. Va sottolineato che le alterazioni del battito e degli equilibri minerali del sangue possono essere pericolose anche quando la persona dice di sentirsi bene: è uno dei motivi per cui la valutazione medica non è rimandabile.

Le due forme dell'anoressia nervosa

La medicina distingue due modi in cui il disturbo si manifesta. Il primo, chiamato anoressia nervosa con restrizioni, si basa sulla sola limitazione dell'alimentazione. Il secondo, l'anoressia nervosa con condotte di eliminazione, alterna alla restrizione episodi di abbuffata seguiti da comportamenti messi in atto per compensarli, e per questo viene talvolta descritto come una forma di confine con la bulimia.

In questa seconda forma possono comparire alcuni segni tipici della bulimia, come l'erosione dello smalto dei denti, il gonfiore delle ghiandole salivari, in particolare delle parotidi, e piccoli segni o callosità sul dorso delle mani. La distinzione non è definitiva: nel corso del tempo una persona può passare da una forma all'altra, e questo non significa che il percorso di cura sia fallito.

Che cosa fare se il sospetto c'è

Il consiglio dei clinici è di non aspettare la certezza. Meglio una visita che si conclude con un nulla di fatto che mesi persi a interrogarsi. Se il sospetto riguarda una persona cara, evita i commenti sul peso e sull'aspetto, anche quelli che ti sembrano rassicuranti, non trasformare i pasti in un campo di battaglia e non chiedere promesse: dille piuttosto che ti preoccupi per lei, che le vuoi bene comunque e che l'accompagnerai dal medico. Se rifiuta, puoi andarci tu per primo a chiedere consiglio.

Il riferimento iniziale è il medico di famiglia o il pediatra; da lì si accede ai centri specialistici per i disturbi della nutrizione e dell'alimentazione, dove lavorano équipe multidisciplinari. Per un primo orientamento, anche anonimo, è disponibile il numero verde SOS Disturbi Alimentari del Ministero della Salute, 800 180 969, gratuito, che indica anche i servizi più vicini.

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Le informazioni contenute in questa guida hanno finalità divulgativa e non sostituiscono il parere del medico. Per una valutazione rivolgiti al tuo medico curante o a un centro specialistico per i disturbi della nutrizione e dell'alimentazione.

Le altre pagine di questa serie:
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